Dicembre 14, 2022 vittorio ballato

Canto armonico

Nelle antiche tradizioni sciamaniche della Mongolia, dell’Africa, dell’Arabia e del Messico, nelle tradizioni arcane cabalistiche del Giudaismo e del Cristianesimo e nelle sacre tradizioni spirituali del Tibet, i suoni vocali e gli armonici, conosciuti anche come ipertoni, sono stati usati per guarire e trasformare.

Sono stati usati per comunicare con le divinità ed invocarle, per bilanciare i centri energetici del corpo e per attivare le risonanze del cervello.

In tutti questi anni di ricerca e di studio nel campo del suono terapeutico e del trasformativo, non ho trovato altra tecnica che racchiuda il potere del suono sacro come gli armonici. L’abilità di creare due o più note contemporaneamente non è altro che magia!

Il fatto che questi suoni possano essere usati per intervenire in campo fisico, emotivo, mentale e spirituale li rende ancora più straordinari.

Fino a tempi recenti, la conoscenza della creazione degli armonici vocali è rimasta esclusivamente custodita dal mistero esoterico delle tradizioni e non era permesso al non iniziato di accedere a questo incredibile aspetto del suono.

Negli ultimi dieci anni tutto questo è cambiato. I monaci tibetani di Gyume e Gyuto hanno fatto esibizioni pubbliche in tutto il mondo. Le registrazioni dei coristi hoomi della Mongolia sono in commercio. In Occidente, musicisti, studiosi di meditazione e terapeuti del suono come David Hykes, Jill Purce e Michael Vetter stanno portando alla luce le virtù degli armonici.

Questa potente e mistica capacità permette di emettere due o più note contemporaneamente. È uno dei fenomeni sonori più straordinari. Creare armonici vocali è un’avanzata forma di trasformazione e guarigione personale quando si è in grado di produrre i suoni da sé. Una volta raggiunta una capacità anche rudimentale di intonare armonici, il modo di ascoltare e di emettere suoni si modifica per sempre. Rende possibile l’apertura dello spettro sonoro che risuona e riverbera nell’intero universo la scienza degli armonici.

 

Il canto armonico, detto anche canto difonico (in inglese overtone singing) è una tecnica di canto nella quale il cantante sfrutta le risonanze e i riverberi che si creano nel tratto vocale (che si trova tra le corde vocali e la bocca) per far risaltare gli armonici presenti naturalmente nella voce. In questo modo una singola voce dà la percezione di produrre simultaneamente due suoni (toni) distinti.

Con la pratica è possibile produrre una melodia. Da qui l’espressione “cantare gli armonici”.
La scala di note usate da questa melodia non è decisa dall’uomo: è una legge di natura, è la serie armonica naturale.

 

 

Le nostre corde vocali generano un suono che non è puro ma è composto da un’amalgama di innumerevoli toni armonici ed una componente di rumore.

 

Spettrogramma di una voce.

La figura mostra uno spettrogramma (10 secondi di durata) della voce di un cantante che esegue una sequenza casuale di vocali. Le righe orizzontali rappresentano i parziali armonici presenti nella voce. Il colore delle linee ne indica l’intensità (bianco = più intenso). L’andamento ondultorio delle linee è causato dal vibrato eseguito dal cantante. Sull’asse delle X abbiamo il tempo, su quello delle Y la frequenza. Fonte: Overtone Analyzer

Dunque la nostra voce contiene al suo interno già tutte le frequenze armoniche. Per esempio, se cantiamo un Do la nostra voce produce la frequenza di quel Do di base e, contemporaneamente, anche tutti i suoi infiniti armonici, ovvero i multipli interi della frequenza di quel Do.

Noi non percepiamo singolarmente gli armonici perché normalmente l’energia sonora è distribuita in modo omogeneo tra tutti gli armonici.4 . Percepiamo invece la somma di tutti gli armonici contemporaneamente (più un po’ di rumore). Questo è quello che chiamiamo timbro.

 

In ambito scientifico l’insieme di tutte le frequenze presenti in un suono viene detto spettro sonoro.

 

 

Nella lingua parlata, quando produciamo le vocali in pratica modifichiamo la distribuzione dell’energia sonora e la concentriamo su un’area dello spettro più ristretta. Verso i toni acuti se facciamo una “I”, verso i toni gravi se facciamo una “U”.

 

La tecnica del canto armonico/difonico permette di essere più precisi e concentrare l’energia sonora su una specifica frequenza dello spettro. Tramite precisi movimenti di lingua, labbra e mandibola è possibile usare la bocca (la cavità orale) per controllare le risonanze nel tratto vocale e dunque usarlo per filtrare lo spettro acustico della voce. In questo modo si può concentrare l’energia sonora su un armonico e metterlo in risalto rispetto agli altri.

L’effetto finale è quello di percepire due suoni distinti: la voce e l’armonico. Modificando l’altezza di questi due toni è possibile ricreare un effetto simile alla polifonia.

 

 

 

E’ una tecnica che tradizionalmente viene praticata da culture dell’asia centro settentrionale, ma che molto probabilmente affonda le sue origini in un passato ben più lontano. In Occidente (inizialmente in Europa e Nord America), a partire dagli anni ’60 del Novecento si è sviluppato un nuovo modo di cantare gli armonici con una voce più morbida e meno gutturale. In Italia sono stati Demetrio Stratos e Roberto Laneri i precursori di questo nuovo approccio al canto difonico.

 

Vittorio Ballato esegue il canto armonico nella grotta neolitica di Pantalica.


Come funziona il canto armonico?

La natura ha dotato l’uomo dell’apparato fonatorio, una “macchina” per il filtraggio controllato e preciso degli armonici presenti nel tono vocale di base. Nel canto difonico si usano gli stessi “semplici” strumenti che usiamo nella lingua parlata, soltanto in maniera molto più precisa.

 

Nello spettro sonoro, la presenza o l’assenza di certi armonici caratterizza fortemente il timbro di un suono.

  • Nella voce umana il timbro ci permette di capire se chi parla è Giorgio o Maria, e se questi stanno facendo una vocale A piuttosto che una U.
  • Negli strumenti musicali il timbro ci permette per esempio di distinguere il suono tipico di una tromba da quello di un flauto.

Nel nostro caso, il suono prodotto dalle corde vocali viene filtrato nel tragitto lungo il tratto vocale. Fenomeni di risonanza aumentano il volume di certi armonici, mentre fenomeni di smorzamento ne attutiscono altri.

Cosa c’entrano le vocali?

Se avete partecipato a corsi, seminari o visto video in rete, vi sarà sicuramente capitato di sentir fare riferimento alle vocali. Questo perchè quando si cerca di iniziare un neofita al canto armonico, a volte può essere utile partire da una cosa a lui familiare: le vocali della lingua parlata A–E–I–O–U .

Per produrre le vocali si fanno gli stessi movimenti che facciamo per cantare gli armonici, ma molto meno precisi e più approssimati.

Se dovessimo mettere in ordine di altezza le vocali, dalla più acuta alla più grave, avremmo la sequenza: I–E–A–O–U. In realtà se proviamo a pronunciarle molto lentamente in quest’ordine, notiamo che si rivela un continuum vocalico in cui le cinque vocali sono solo dei punti di passaggio. Nella didattica le vocali sono dunque usate come punti di riferimento approssimativi e relativi.

 

Nelle diverse lingue parlate nel mondo infatti ci sono molte più vocali delle classiche cinque che troviamo nell’alfabeto latino. L’italiano per esempio utilizza nella propria fonetica due tipi di “E” e due di “O”. In fonetica si dice infatti che l’italiano ha sette vocali.

 

Nell’immagine seguente vengono rappresentate le vocali dell’italiano come se fossero cantate da un basso sulla stessa nota Fa1 (= 87,30 Hz). In alto c’è lo spettrogramma dell’esecuzione; sotto c’è l’analisi spettrale di ciascuna vocale con a fianco la relativa forma che assumono le cavità del tratto vocale.

Spettro e spettrogramma delle vocali nella lingua italiana.

Spettrogrammi: le formanti vocali. Ciò che distingue i suoni delle vocali è il loro contenuto armonico. Nello spettrogramma in alto le zone più scure indicano le frequenze che hanno maggiore energia e dunque sono messe in risalto. La zona più intensa alla base è il tono fondamentale, le zone intense che discendono gradatamente sono dette formanti. – Fonte Mauro Uberti (www.maurouberti.it)

Facciamo un esperimento:

  1. Pronunciamo una vocale U con un tono fisso e costante.
  2. Per cambiare vocale, dobbiamo solo cambiare forma alla cavità orale.
  3. Pronunciando lentamente ed in modo legato la sequenza vocalica I–E–A–O–U notiamo che labbra, lingua e mandibola si muovono in un movimento continuo, aumentando il volume della cavità orale.

Cambiando la forma della cavità orale possiamo filtrare e selezionare una gamma di frequenze più o meno ampia. Dalla I che ha un contenuto armonico più ricco di frequenze acute, alla U che è più ricca di frequenze gravi.

Generalizzando:

 

  • aumentando le dimensioni di una cavità aumentiamo l’intensità degli armonici più gravi a discapito di quelli acuti

 

 

  • diminuendo le dimensioni di una cavità aumentiamo l’intensità degli armonici più acuti a discapito di quelli gravi.

 

Questo è il principio di funzionamento di tutti gli strumenti aerofoni. Quando fischiamo applichiamo lo stesso principio. In generale il volume della cavità in cui passa il suono prima di uscire all’esterno determina l’altezza del suono. Parlando da strumentista:

 

  • chiudendo i buchi aumento il volume della cavità e il suono diventa più grave;

 

 

  • aprendo i buchi riduco il volume della cavità e il suono diventa più acuto.

 

Abbiamo quindi detto che le vocali vanno intese semplicemente come dei punti di riferimento pratici per esprime la sensazione di acuto/grave. Da un certo punto di vista però, possiamo pensare al canto armonico come ad una tecnica fonativa in cui si usano delle “vocali estreme”, in numero maggiore delle cinque a noi note, e molto precise, tanto precise da diventare un tono definito anziché una vaga senzazione di altezza.

Se parli, puoi cantare gli armonici

Da quanto abbiamo detto fin qui, risulta evidente che senza i fenomeni di risonanza armonica che avvengono nelle cavità del nostro tratto vocale non potremmo produrre e distinguere le vocali della lingua parlata. Quindi non preoccuparti, se riesci a parlare (o almeno a fare le vocali) sei già sulla buona strada!

La nostra voce consiste in due “strumenti”:

  • le corde vocali all’inizio della laringe producono il Tono Cantato che, come qualunque suono, consiste in un amalgama di toni parziali (gli armonici, che sono sinusoidi) più una componente di rumore.
  • le cavità risonanti del tratto vocale (bocca, gola, naso), che modulano l’intensità delle parziali e concentrano l’energia su un singolo tono. Qui si producono i toni acuti che sentiamo durante il canto armonico e che compongono la melodia.

Secondo il condiviso modello sorgente-filtro nell’ambito degli studi sulla fonazione, abbiamo:

voce = suono primario + risonanza

La novità consiste nell’usare la risonanza come un vero e proprio stumento che “suona” una seconda linea melodica.

L’arte di intonare queste risonanze non è comunemente conosciuta e non viene insegnata nella classica didattica sulla voce.


Introduzione alle tecniche di canto armonico

Le tecniche di canto armonico praticate dalle diverse culture sono state studiate in modo scientifico, sistematizzate e diffuse in occidente a partire dagli anni ’80 dall’etnomusicologo vietnamita Tran Quang Hai (E’ stato anche il mio Maestro).

Le due tecniche principali di canto armonico sono dette “a una cavità” e “a due cavità”.

  • La tecnica ad una cavità prevede che la lingua sia mantenuta a riposo o leggermente rialzata. Gli armonici vengono generati da una sola cavità all’interno della bocca.

Tecnica a una cavità.

La posizione della lingua nella tecnica a una cavità. Fonte: Suni Gunji, An Acoustical Consideration of Xöömij10

  • La tecnica a due cavità prevede che la punta della lingua sia appoggiata al palato, dividendo così la cavità orale in due. Gli armonici vengono generati dall’interazione delle due cavità.

Tecnica a due cavità.

La posizione della lingua nella tecnica a due cavità. Fonte: Suni Gunji, An Acoustical Consideration of Xöömij11

In entrambe le tecniche la dimensione e la forma delle cavità all’interno della bocca determina il contenuto armonico della nostra voce.

Modificando inoltre il timbro della voce è possibile modificarne ulteriormente il contenuto armonico.

Ogni cavità all’interno del tratto vocale può amplificare gli armonici della voce.
Per esempio possiamo utilizzare la sola cavità orale, solo quella nasale o entrambe.

  • Se il suono passa anche per la cavità nasale (nasalizzare) otterremo una nuova formante e dunque una diversa ricchezza di armonici.
    E’ possibile anche cantare gli armonici con la sola cavità nasale, mantenendo la bocca chiusa. Con movimenti della base della lingua, faringe e laringe si modificano forma e dimensione della cavità compresa tra naso e corde vocali.

Di per sé è possibile produrre gli armonici con tutte le cavità risonanti ed i punti di articolazione del nostro apparato fonatorio.

Combinando cavità e punti di articolazione è possibile creare molteplici stili differenti.

fonte/source (edited by armonici.it)

Morfologia del tratto vocale

 


Questo stile di creazione degli armonici vocali rappresenta una nuova forma di emissione sonora accessibile a tutti gli occidentali. Dato che la consapevolezza del suono è in continua espansione, abbiamo ora un nuovo modo di operare con il suono che ne tiene conto. Questo non sarebbe mai successo se i Tibetani ed i Tuvani non avessero condiviso le loro tecniche con noi. Fonti: https://blog.armonici.it/   https://www.akashica.it

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